Al dente 89: Mode linguistiche, brutte sorprese in vacanza e lucciole (20 maggio 2016)

Ciao a tutti da Francesca, questo è il podcast “Al dente!” Oggi è il 20 maggio e prima di tutto vi do la soluzione alla domanda della volta scorsa. Gli errori contenuti nel mio racconto sulla gita a Roma erano questi: primo, la Fontana di Trevi non si trova in Piazza Navona; secondo, da Piazza del Popolo a Piazza di Spagna non occorre prendere la metropolitana, bastano pochi minuti a piedi. Terzo, Castel Sant’Angelo non è affatto vicino alla Stazione Termini. Bravissimi tutti quelli che hanno indovinato!
Oggi invece vi parlerò di temi diversi: comincerò con le mode linguistiche che ogni tanto si presentano nella lingua italiana. Poi vi dirò qualcosa a proposito delle brutte sorprese che si possono avere in vacanza, quando la realtà è diversa da quella pubblicizzata nei dépliant promozionali. Infine vi parlerò delle lucciole: sono insetti che a me piacciono molto e che a partire da giugno si possono vedere in campagna.
Allora, auguro a tutti un buon ascolto!

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Cari amici, anche nella vostra lingua esistono delle mode passeggere [1]? Sì, quelle espressioni, parole o modi di dire tipici di un certo periodo, che appaiono e scompaiono nel giro di pochi anni? Eh sì, nessuna lingua è esente [2] da questo fenomeno: veri e propri “tormentoni [3]” che ci entrano in testa e non ci lasciano più.
Tanto per fare un esempio, negli anni ’60 in Italia andava di moda l’espressione “tra parentesi”, quando si voleva aggiungere un’informazione in più. Si diceva in continuazione, anche quando non ce n’era bisogno e, come potete immaginare, era pesantissimo. Negli anni ’70 la parola inflazionata [4] era “cioè”. Un esempio? L’insegnante a scuola interroga un allievo. «Bianchi, parlami della Rivoluzione Francese.» E l’allievo: «La Rivoluzione Francese… cioè… alla fine del ‘700 in Francia c’era la classe borghese, no?… cioè… c’era una grande crisi, cioè il popolo… » Insomma, quando non si sapeva bene cosa dire, si metteva una sfilza [5] di “cioè” per prendere tempo. Inutile dire che i prof s’arrabbiavano il giusto [6].
Negli anni ’80 è stata la volta di “esatto”. Per tutto si diceva “esatto!” Logico, erano gli anni delle certezze, tutto era giusto, ok, esatto appunto. Gli anni ’90 poi hanno visto la nascita dell’espressione “un attimino”. Ora, scusate, ma un attimo quanto dura? Un microsecondo? E un attimino, allora?! Come vedete, ancora una parola inutile. Dagli anni 2000 in poi però le cose non sono migliorate, anzi [7]. Oggi va molto di moda l’espressione “tra virgolette”, accompagnato se possibile dal gesto delle mani. Di derivazione americana, anche quest’espressione viene usata di continuo, soprattutto quando non ce n’è bisogno e diventa antipatica. E che dire, poi, di un’altra parola di derivazione anglosassone come “assolutamente”? «Fai colazione la mattina?» «Assolutamente sì!» «Per andare a Milano prendi la macchina?» «Assolutamente no, vado in treno!»
Eh beh, sono domande esistenziali, dobbiamo dare una risposta decisa, senza compromessi! Prima si diceva semplicemente “sì” oppure “certo”, ma non è la stessa cosa, eh no.
Ultimamente gira un’altra espressione: “ventiquattro acca”. «A questo progetto abbiamo dovuto lavorare ventiquattro acca» sento dire l’altro giorno alla radio. Che vorrà dire? mi chiedo. Poi in un hotel mi dicono che «purtroppo la reception non è aperta ventiquattro acca». Allora improvvisamente capisco: acca sta per “ore” e 24 naturalmente per un giorno intero. La prima persona voleva dire che aveva lavorato al progetto senza sosta, 24 ore su 24, la seconda invece mi informava che la reception non era aperta tutto il giorno. Oh santo cielo. Speriamo che anche questi tormentoni passino in fretta… Cioè, tra parentesi, che durino – fra virgolette - un attimino… Non di più. Non 24 acca. Assolutamente no.

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Spiagge deserte, luoghi romantici, monumenti immersi nella tranquillità... Quante volte osserviamo una foto tratta da un dépliant turistico e ci troviamo a sognare, incantati, e a immaginare quanto sarebbe bello essere lì... E non siamo i soli, naturalmente. Infatti, come noi, tantissime altre persone desiderano visitare quella spiaggia, quella cattedrale, quelle montagne. Così, quando finalmente ci troviamo davanti al luogo tanto sognato, solitario, romantico, 20160520 I troppa gentebellissimo, può esserci una brutta sorpresa: accanto a noi ci sono centinaia o migliaia di altre persone, nella meravigliosa spiaggia non c’è un solo metro quadrato libero su cui mettere l’asciugamano, la montagna incantata è percorsa da centinaia di camminatori, o per entrare nella cattedrale dobbiamo fare una fila di almeno un’ora. E così se ne va tutta la poesia. Almeno per me.
Forse non per tutti è lo stesso; forse per qualcuno non sono importanti - che ne so - l’atmosfera, il silenzio, la magia di un luogo. E quindi non restano male se la realtà è diversa dalla pubblicità. Ma è un fatto: oggi moltissimi di noi – per fortuna – hanno la possibilità di viaggiare e le conseguenze non possono che essere sovraffollamento [8], confusione, code [9] interminabili e una grande delusione.
E allora? La soluzione è molto semplice.
Primo consiglio: scegliere di partire fuori stagione. Vedere Venezia in novembre, per esempio, anziché [10] in giugno. Farà un po’ freddo, beh, questo sì, ma vi assicuro che è molto più romantica. Una volta ci sono andata per il carnevale. Beh, da quanta gente c’era, in piazza San Marco era necessario un vigile [11] per dirigere il traffico dei pedoni [12]!
Secondo consiglio: scegliere di visitare i luoghi meno pubblicizzati. Sempre per restare a Venezia, basta spostarsi nelle calli [13] discoste [14] per trovare dei piccoli gioielli da assaporare in assoluta tranquillità.
Terzo: non avere grosse aspettative. È più facile ricevere gradite sorprese quando non ci aspettiamo nulla di speciale. È così che si scoprono delle vere bellezze e riusciamo ad apprezzarle con occhi diversi.

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luccioleUna delle piccole cose di cui sento la mancanza, qui dove abito, è la presenza magica delle lucciole. Le lucciole sono degli insetti che appartengono all’ordine dei coleotteri, famiglia dei lampiridi, che emettono una lucina intermittente di notte. Quelle di cui vi parlo io, le lucciole italiche, sono lunghe circa 5-9 mm. Vivono in zone umide, dato che le larve si nutrono [15] soprattutto di lumache, e non illuminate, perché i segnali luminosi sono in realtà dei richiami [16] d’amore tra maschi e femmine.
Quando ero bambina, nella campagna toscana nel mese di giugno di notte si vedevano tantissime lucciole volare e illuminare i campi. Era uno spettacolo magnifico. Con un mio amico allora cercavamo di prenderle. Se riuscivamo a prenderne una a testa [17], la mettevamo con cura in un bicchiere e la portavamo a casa nostra. Allora coprivo il bicchiere con un piattino, spegnevo la luce… Era bellissimo vedere la lucina! Poi andavo a dormire felicissima. E lo stesso faceva quel mio amico. Ma sapete perché? Perché la lucciola faceva una magia: al mattino era sparita dal bicchiere e al suo posto c’erano delle monetine! Naturalmente non si trattava di un miracolo, no: dopo che noi eravamo andati a dormire, qualcuno prendeva l’insetto e lo liberava, mettendo i soldi per noi bambini. È un ricordo bellissimo, una cosa che io non ho potuto fare per mio figlio Luca, dato che qui le lucciole non le ho mai viste.
Eh sì, purtroppo le lucciole sono in via d’estinzione [18] a causa dell’inquinamento e della distruzione dei loro habitat naturali, oltre che per l’eccessiva illuminazione di paesi, strade e campagne. Riuscire a vederle è davvero una fortuna, e in quel caso possiamo esser certi di trovarci in un ambiente sano. Per esempio si può andare in un’oasi naturale, dove fauna [19] e flora [20] sono protette. Qualcuno mi ha detto che in certi posti si possono vedere anche qui in Svizzera. Allora fra qualche settimana andrò a cercarle… E voi, fatemi sapere se le incontrate!

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Cari amici, anche per oggi è tutto. Vi do appuntamento come sempre fra due settimane sul nostro sito www.podclub.ch o sulla app. Se volete un aiuto per imparare meglio le parole di questa puntata, vi consiglio il nostro ottimo trainer di vocaboli. E non mancate la prossima puntata: vi parlerò della Vespa, lo scooter più amato dagli italiani, e non solo.
Allora, un saluto a tutti da Francesca e a presto!


[1] passeggero: che passa presto
[2] esente: escluso
[3] (il) tormentone: fastidio ossessionante, continuo, che dà tormento
[4] inflazionato: troppo diffuso
[5] (la) sfilza: lunga serie
[6] il giusto: nel modo giusto, abbastanza
[7] anzi: al contrario
[8] (il) sovraffollamento: enorme concentrazione di persone in un posto
[9] (la) coda: fila di persone
[10] anziché: invece che
[11] (il) vigile: poliziotto urbano
[12] (il) pedone: persona che va a piedi
[13] (la) calle: via tipica di Venezia
[14] discosto: non centrale
[15] nutrirsi: mangiare
[16] (il) richiamo: segnale per attirare l’attenzione
[17] a testa: per persona
[18] in via d’estinzione: essere sempre più raro, fino a scomparire
[19] (la) fauna: gli animali
[20] (la) flora: le piante

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Eva 29-09-2017 12:56
Cara Francesca!

A causa delle molte persone che sono in vacanza allo stesso tempo, mia famiglia affitiamo una barca a vela. Siamo lí da soli e abbiamo la tranquillitá e possiamo godere l'atmosfera per una settimana.

Allora, per le persone che amano avere una bella atmosfera e vogliono godere la tranquillitá, questo è un'ottima alternative.

Cari saluti, Eva
Francesca 31-05-2016 16:50
Cara Sherrie,
sono molto contenta che il podcast ti aiuti a migliorare l'italiano in maniera divertente! E ti ringrazio anche per i complimenti. Saluta per me la bellissima Florida!

Francesca
Sherrie 31-05-2016 07:09
Ciao Francesca,
Finalmente ti ho raggiunto! Ho studiato l'italiano dal 2010 e ho scoperto il tuo podcast nel febbraio 2015. Ho iniziato al numero uno. In quelli giorni, non capivo niente. Anzi, capivo molte delle parole ma non avevano alcun senso correndo per le mie orecchie così velocemente. Sono contentissima a dire che in questi giorni, quello non c'è un problema. Certo, non capisco tutto la prima volta di solito, ma io capisco la maggior parte della puntata. EVVIVA!

Trovo il tuo podcast molto piacevole ad ascoltare. Imparo molte cose interessante. E ti do ringraziamento per la mia avanzamento nell'ultimo anno e mezzo. Le mie capacità di conversazione e comprensione sono molto meglio. Con tu e la mia maestra su Skype continuerò ad migliorare.

Grazie mille,
Sherrie da Florida
Maja 29-05-2016 19:52
Ciao Francesca!

Ci sono ancora delle lucciole a Soazza nella Mesolcina (Grigioni). Due anni fa le ho viste là sopra il villaggio, c'erano tantissime - un spettacolo meraviglioso!
Tanti saluti da Maja
Francesca 25-05-2016 12:49
Grazie, Elisabetta, della segnalazione! E tu sai se ci sono ancora?
Un saluto da Francesca
Elisabetta 20-05-2016 17:05
le lucciole c'erano anche qui nella zona "Linthebene".
Tanti saluti Elisabetta