Al dente 101: Concorso e un racconto di Natale (16 dicembre 2016)

Ciao a tutti da Francesca e dal podcast “Al dente!”. Oggi è il 16 dicembre e questa è la nostra ultima puntata dell’anno. Per questo motivo abbiamo preparato un concorso speciale per voi. Ecco la domanda a cui dovrete rispondere: quante volte il PodClub ha festeggiato il Natale, dagli inizi delle prime trasmissioni die inglese e spagnolo fino ad oggi? Andate sul nostro sito a controllare e mandate la risposta per e-mail entro l’8 gennaio 2017 a kontakt@podclub.ch, insieme al vostro nome, cognome e indirizzo. Fra tutte le risposte esatte arrivate, ne saranno estratte a sorte 3. Il premio? Un buono per un corso di lingue presso la Scuola Club del valore di 300, 500 e 1000 franchi! Un regalo di Natale niente male, eh?
E anch’io, oggi, cari amici ho un regalo per voi: un racconto di Natale che vi accompagnerà durante le feste.
Buon ascolto!

***

Il telefono stava suonando da un po’. Elena finalmente tornò indietro da un sogno lontano.
Aprì gli occhi e si alzò dal divano rosso. Si era addormentata mentre ascoltava un CD di Keith Jarrett, avvolta in un caldo plaid a quadri grigi e blu. Il CD era finito e fuori stava ancora piovendo.
«Ma che ore sono…?» si domandò ancora intontita [1], mentre il telefono continuava a suonare. Il gatto grigio e bianco rimase comodamente sdraiato sopra il plaid.
«Pronto?»
«Mamma? Ma… ti ho svegliato, per caso?»
«No, veramente io…»
«Ah, meno male. Pensavo di aver calcolato male l’orario» disse una voce maschile.
«Che ore sono da voi?»
«Le tre e mezzo.»
Elena guardò il suo orologio: segnava le 22.30.
«Dimmi, Paolo. Tutto bene?»
«Eh, mica tanto» rispose l’uomo.
«Che c’è?» disse lei, svegliandosi del tutto.
«I bambini. Si sono ammalati tutti e due. L’influenza…»
«Oh» rispose lei «hanno la febbre?»
«Sì. Per questo dobbiamo annullare tutto. Non possiamo partire domani.»
«Ah... capisco…»
«Ma perché invece non vieni tu qua da noi?» chiese l’uomo.
Già. Perché no. Elena sentì un brivido di freddo lungo la schiena. La mattina sul giornale aveva letto che a Chicago c’erano 10 gradi sottozero.
«Mmh… No, Paolo, guarda, con questo tempo… E poi non… non saprei a chi lasciare Orlando. Tutti i miei amici vanno via a Natale…»
«Ah, il gatto. Peccato. E come facciamo? Chris e Linda ci tengono tanto a vederti… E anche noi.»
«Ma non potete partire lo stesso?» chiese lei.
«No, quasi 9 ore di aereo… Caroline non se la sente.»
Elena si voltò un attimo a guardare i pacchetti colorati con i regali per i nipotini. Li aveva già preparati da giorni, aspettavano impazienti [2] sotto l’albero di Natale.
«Dai, l’importante è che guariscano [3] presto» disse ancora Elena.
«Va bè, mamma, dai, ci sentiamo. Magari fra qualche giorno riusciamo a partire.»
«Sì, saluta Caroline e dai un bacio ai miei cuccioli [4].»
Tornò a sedersi sul divano e prese Orlando in braccio. L’indomani [5] era il 22 dicembre.
Si preparò mentalmente a passare il Natale da sola.

***

A Lucerna la gente era in una specie di agitazione continua. Elena aveva cambiato i programmi per il cenone del 24. Una cena semplice, forse una pizza con le verdure. Al mercato davanti al banco della frutta c’era la fila. Si mise ad aspettare e intanto cercò nel bancone i carciofi che aveva in mente di comprare. Poi passò alla bancarella dei formaggi.
«Signora Baldini, buongiorno! Che le servo oggi?» disse in italiano il venditore ambulante.
«Ce l’avete il pecorino [6] toscano, di Pienza?»
«Mhh… No, mi dispiace. Solo pecorino sardo e romano.»
«Ah…» disse lei «Allora mi dia due etti di quello sardo.»
«Elena!» gridò a un certo punto una voce dietro di lei «Ma quanto tempo…»
Le due donne si abbracciarono.
«Santo cielo, Brigitte, sono… 9? 10 anni?»
«Quasi 12.» I suoi occhi azzurri brillavano. Dal cappello di lana rossa uscivano riccioli biondi. Piccola e carina, con il sorriso di una ragazza che non ha paura di niente.
«Ma tu sei sempre uguale, non invecchi [7] mai!»
«Eh, dev’essere l’aria di campagna» rispose Brigitte.
«Ti trovi bene, laggiù?» chiese Elena. Brigitte sorrise.
«Vieni, andiamo a bere qualcosa di caldo, ti racconto tutto!»
Una volta dentro al caffè, andarono a sedersi in un angolo. Faceva un bel caldo. Elena si tolse il giaccone e la sciarpa.
«E così da Zurigo sei andata a finire veramente a Castelvecchio?»
«Sei stata tu a parlarmene, non te ne ricordi?»
«Sì, ma tu mi avevi chiesto un consiglio su un bel posto in Toscana dove passare le vacanze… Vivere in un paesino in mezzo ai boschi è un’altra cosa… Come hai fatto a lasciare tutto?»
«È stato più semplice di quanto pensi» rispose Brigitte «Come hai fatto tu, quando hai lasciato l’Italia per venire in Svizzera!»
Infatti, pensò Elena. Tanti anni fa, era giovane allora. Un nuovo lavoro, un nuovo amore… Era stato facile. Anche se l’amore, poi, era finito e adesso viveva da sola. O meglio, con il gatto Orlando.
«E che cosa fai, lavori là?»
«Certo. Affitto case agli stranieri in vacanza. E tu?»
«Sempre lo stesso. Adoro lavorare con la gente.»
«E tuo figlio?»
«È in America.»
«Davvero? E da quanto?»
«Quattro anni. Ha una bella famiglia» disse Elena, e gli occhi s’illuminarono. «Forse vengono qui a Capodanno.»
«Quindi a Natale…»
«Sola e libera, come l’aria» disse Elena con un sorriso un po’ forzato «Mi riposerò».
«Allora è molto semplice. Tu vieni via con me. Io qui sono solo di passaggio.»
«Con te? E dove?!»

***

20161216 I panorama arcoLa casa era in pietra e aveva un portone verniciato di verde. Brigitte tirò fuori dalla borsa un mazzo di chiavi. Appena furono dentro, il gatto Orlando scese [8] dalle braccia di Elena e andò verso il divano. Con un salto fu sopra; poi scese e si mise a perlustrare [9] le stanze. Un sacco di odori nuovi, la vacanza prometteva di essere interessante.
«Ora accendiamo la stufa» disse Brigitte prendendo la legna. «Fa freddo, eh?»
Eccome se faceva freddo. Elena si domandò se era stata davvero una buona idea lasciare il suo comodo appartamento per venire in questa vecchia casa. Ma ormai era fatta. E poi qualche giorno di vacanza le avrebbe fatto bene. Si misero [10] a cucinare.
«Devo anche andare a fare un po’ di spesa, domani è tutto chiuso» disse Brigitte.
«Ci penso io» propose Elena.
«Saremo una decina di persone a cena, stasera; vecchi amici, magari [11] conosci qualcuno anche tu?»
«Non credo…» rispose Elena.
«Aspetta, ti scrivo cosa comprare. C’è un piccolo supermercato in piazza Roma.»
Uscì che cominciava a fare buio. Il profumo della legna bruciata nei camini si fondeva con il freddo della sera. In un attimo si sentì trasportare nel tempo. L’ultima volta che era stata qui aveva 12 anni; poi la sua famiglia si era trasferita a Firenze e a Castelvecchio non c’era più tornata.
Camminando, vide che i ricordi non corrispondevano per niente al paese attuale. Tutto era cambiato: le case avevano altri colori, i piccoli negozi erano spariti. Al supermercato fece una spesa veloce. Poi, per tornare a casa di Brigitte, prese la strada più lunga.
Si rivide bambina giocare nei vicoli stretti, con le guance [12] rosse e i ginocchi sempre sbucciati [13].
A quell’ora per strada non c’era nessuno. Le finestre delle case erano illuminate da lucine intermittenti [14]. E sempre quell’odore di legna, come tanti anni fa.
Poi all’improvviso lo vide. Pensò: “No, non è possibile”, ma avvicinandosi ne fu sicura.
Il vecchio forno esisteva ancora. Entrò subito, anche se il pane l’aveva già comprato.
Il negozio era piccolo, più piccolo di quanto ricordava.
«Mi dica» disse l’uomo al bancone. Aveva una barba brizzolata [15] ben curata, occhi neri. «Non c’è rimasto molto, stiamo per chiudere…» aggiunse guardandola negli occhi.
Elena esaminò la vetrina. «È… pan co’ santi [16], questo?» chiese.
«Sì. Lo vuole assaggiare?»
L’uomo ne prese un pezzetto e l’offrì a Elena. La sua mano era grande e calda. Elena portò il pezzetto di pane dolce e scuro alle labbra. Chiuse gli occhi. Assaporò lentamente le noci, il pepe, l’uva…
«È… proprio come lo faceva la mia nonna, con l’uva appassita…» I semi dell’uva si schiacciavano sotto i denti.
L’uomo sorrise.
“Chi è questa donna?” si chiese.
«Glielo incarto [17]?» disse poi.
«Sì, sì, grazie.»
«Ecco» disse lui.
Lei uscì e lui rimase a pensare. Bella, era bella… Non ricordava di averla incontrata in paese.
Mentre tornava a casa di buon passo [18], Elena si chiese dove aveva già visto quell’uomo.

***

20161216 I borgo 166145  480La stufa aveva riscaldato la sala dai muri in pietra. Il lungo tavolo contava 9 posti.
«Che hai comprato, il panettone?» chiese Brigitte.
Elena sorrise.
«No, è un dolce antico, nemmeno tanto dolce… Ti piacerà.»
«Bene. Ora abbiamo mezz’ora per farci belle.»
Elena andò a cambiarsi.
Alle 20.30 suonò il campanello. Elena stava ancora lottando con i suoi capelli ribelli che non volevano stare a posto.
Guardò dalla porta semiaperta del bagno; sentì delle voci allegre.
«Al diavolo i capelli» disse, e andò nel salone.
Erano già arrivati sei ospiti e ognuno aveva portato qualcosa da mangiare. Brigitte era indaffarata in cucina, quando suonò ancora il campanello.
«Vai tu, Elena, per favore?»
Aprì la porta. Restò a bocca aperta per qualche secondo.
«Ciao. Mi fai entrare?»
Elena cercò ancora nella memoria.
«Non mi riconosci, eh?» disse lui con quel sorriso solare.
«Sì, certo, tu sei il panettiere» rispose Elena confusa.
«Entra, Fernando, e chiudete la porta, ché fa freddo!» disse Brigitte allegra andando verso l’amico.
Elena restò un attimo a pensare, davanti alla porta chiusa.
Il cuore cominciò a battere forte.
Fernando. Lui era Fernando… il ragazzino dagli occhi scuri con cui aveva giocato per tanti anni, da bambina.
A cena erano seduti vicini. Avevano anni e anni da raccontarsi, ma soprattutto le cose fatte insieme: le ciliegie rubate, le salsicce grigliate nel bosco, i funghi, le castagne che avevano trovato, e un bacio, una volta, a undici anni, che non si era mai più ripetuto.
Il vino e il buon cibo arrossavano le guance di Elena.
«Ti ricordi…?» le disse lui prendendole la mano.
Elena chiuse gli occhi un attimo, sorrise e sentì che quello sarebbe stato il Natale più bello della sua vita.

***

Bene, cari amici, anche per oggi è tutto. La prossima volta ci sentiremo il 20 gennaio sul nostro sito podclub.ch o sulla app, dove troverete anche il Trainer di vocaboli.
Non dimenticate di rispondere al nostro quiz!
Nel frattempo vi faccio i miei migliori auguri di buone feste!
Un saluto da Francesca e a presto!


[1] intontito: stanco, senza lucidità
[2] impaziente: senza pazienza, che non può aspettare
[3] guarire: diventare di nuovo sani dopo una malattia
[4] (il) cucciolo: il piccolo di un animale, ad es. di cane, gatto, ecc. Qui: piccolo bambino.
[5] (l’)indomani: il giorno dopo
[6] (il) pecorino: formaggio a base di latte di pecora
[7] invecchiare: diventare veccio
[8] scendere: andare giù, in basso
[9] perlustrare: percorrere in lungo e in largo un posto, controllando con cura
[10] mettersi: cominciare
[11] magari: forse, chissà
[12] (la) guancia: parte laterale del viso
[13] sbucciato: senza pelle, con ferite leggere
[14] intermittente: che funziona in modo non continuo
[15] brizzolato: di barba e capelli che cominciano a diventare bianchi
[16] (il) pan co’ santi: tipico dolce toscano autunnale
[17] incartare: avvolgere nella carta
[18] di buon passo: camminando velocemente

KOMMENTARE ANZEIGEN  

Katia 31-12-2016 17:02
Buon Natale e buon anno nuovo, Francesca! Grazie per il racconto - è bella. Magari, qualche volta, avremo un altro? La lingua in racconti sono diverso che in l'altre podcast...
Grazie mille per i podcast - sto imparando tantissimo!
Carlota Martínez Briceño 22-12-2016 20:34
Buon Natale Bella Francesca. Ti auguro che totto vada bene per te il prossimo anno 2017. Grazie mille per la tua storia sul' amicizia e l'allegria di vivere.
Walter 18-12-2016 12:43
Una bella storia, grazie mille cara Francesca, Buon Natale e un Felice Anno Nuovo!
Rauno 17-12-2016 20:05
Cara Francesca,
che bella storia - grazie mille!
Nella parte meridionale della Finlandia la neve l'abbiamo pochissimo adesso. Le luce natalizie brillano nel buio. Anche l'aurora boreale si può ammirare ogni tanto,
ma il natale bianco è una cosa che noi finlandesi apprezziamo di più.
Buon natale e felice 2017 a tutti!
Norberto 16-12-2016 23:17
Bel racconto
Brigitte 16-12-2016 18:59
Cara Francesca,
Che bella storia! Quest'anno festeggeremo la festa di Natale diversamente. Alla Vigilia di Natale andremo in nostro bosco dove abbiamo un casotto. C'è anche un vecchio forno a legno. Così non avremo freddo. Mangeremo fondue al formaggio e berremo del vino brûlé. Sarà una esperianza nuova per tutta la famiglia. Spero che piace a tutti.
Ti auguro una buona festa.
Brigitte