Profumo d'Italia 28: Bambini svizzeri e italiani, nei negozi e allergia ai cani (23 aprile 2010)


Buongiorno a tutti, benvenuti anche oggi 23 aprile a questa nuova puntata di Profumo d'Italia. Io sono Emma e anche oggi sono pronta ad iniziare questa piccola avventura con voi, fedeli ascoltatori e fedeli ascoltatrici. Oggi, in particolare, parleremo di una gita nel bosco e poi delle file italiane. Per finire vi racconterò un piccolo aneddoto su Napoli.


La maestra di mio figlio ogni due settimane porta i bambini nel bosco, con qualsiasi temperatura o condizione atmosferica [1]: neve, pioggia, tempesta. Ha, inoltre, avvisato che i genitori che volevano potevano unirsi [2] al gruppo. Ho aspettato saggiamente l'arrivo della primavera, per evitare la neve e poi ho avvisato la maestra che la volta successiva sarei andata anche io. Per noi italiani è già abbastanza strano portare i bambini così piccoli fuori dalla scuola. Figuriamoci nel bosco. In Italia se un asilo [3] decide di portare i bambini nel bosco, questo avviene una sola volta all'anno e con l'aiuto e la compagnia di alcuni genitori. Ho sempre ammirato le maestre qui in Svizzera che portano spesso i bambini fuori dalla scuola. Il ritrovo era davanti all'asilo. I bambini hanno fatto un cerchio e una bambina li ha contati. Mancava un bambino, ma siccome ultimamente arriva sempre tardi, la maestra ha deciso di non aspettarlo. Anche in questo caso ero molto meravigliata. In Italia avremmo telefonato a casa per verificare se fosse malato o meno. Siamo così partiti: venti bambini e tre adulti, me compresa. Arrivati al margine [4] del bosco, la maestra ha detto le tre regole da rispettare: Prima ad ogni incrocio [5] bisogna fermarsi e aspettare; seconda bisogna sempre vedere un adulto, anche se lontano; terza non bisogna avvicinarsi troppo al lago. I bambini le hanno ripetute e poi la maestra li ha lasciati liberi di correre e andare dove volevano.

Io ero preoccupatissima. Ero sicura che qualche bambino si sarebbe perso. Pensavo già a come avremmo fatto per ritrovarlo. Osservavo la maestra e lei proseguiva tranquilla, girando a suo agio [6] nel bosco. Effettivamente i bambini aspettavano sempre agli incroci. In Italia dopo i primi cinque minuti almeno tre bambini non si sarebbero già più visti. Le maestre li avrebbero costretti a rimanere mano nella mano e tutti in fila. Dopo circa un'ora di cammino ci siamo fermati in un punto e la maestra ha detto ai bambini che erano liberi di andare dove volevano e potevamo esplorare il bosco. Poi ha aperto lo zaino e ha tirato fuori quattro seghetti [7] per tagliare il legno. I bambini quindi hanno iniziato a tagliare rami. Io ero molto meravigliata. Mi immaginavo già un dito sanguinante tra lacrime e urla. Ma niente, non è successo niente. Niente sangue, niente urla. Niente. In Italia le maestre dell'asilo non concedono nemmeno le forbici se non sotto stretta sorveglianza [8]. Ma mi chiedo: "Perché in Italia i bambini si farebbero male e qui non è successo niente? Sarà l'abitudine? Una questione di fiducia?"

Poi è arrivato il momento di ritornare tutti in gruppo per la storia che la maestra aveva promesso che avrebbe raccontato. Io mi sono alzata perché sono abituata alle classi italiane in cui prima di riuscire a fare raggruppare i bambini ci vuole almeno una ventina di minuti tra urla e corse. Ero già pronta a inoltrarmi nel bosco per cercare i bambini quando la maestra con una voce angelica ha deto: " Ali hallo". Non ha propriamente urlato, ha solo alzato leggermente la voce. Io dentro di me ridevo. Pensavo: "Come è possibile che bambini di cinque anni dispersi nel bosco, vengano ad un solo richiamo?" Incredibile. Tutti e venti circa un minuto dopo il richiamo erano lì senza bisogno di urla o grida. Ma perché questo non può succedere anche a noi insegnati italiani? Perché i nostri alunni [9] non rispondono ad un dolce richiamo, ma hanno bisogno di un comando forte, unito a qualche minaccia? È una questione culturale?

***

Se pensate all'Italia e agli italiani, quali sono le prime cose che vi vengono in mente? Le risposte sono sicuramente molte e diverse, ma oggi vorrei parlarvi di un aspetto che distingue gli italiani da molti paesi europei: la fila [10]. Sicuramente vi sarà capitato qualche volta di essere in Italia e di dover fare una fila, magari per comprare il pane o magari solo per salire sull'autobus. Beh, diciamo che l'Italia è molto particolare. Non si può propriamente parlare di fila, in quanto non assomiglia per niente ad una linea di persone. Generalmente se si è in un luogo dove non esistono i famosi numeri che mettono in ordine anche i più disordinati di noi, è una vera e propria battaglia. Ci sono sempre dei furbi [11] che credono di poterti passare davanti senza che tu te ne accorga. Ma attenzione anche la persona più insospettabile cede alla tentazione di passare davanti. Oggi vi voglio dare qualche piccolo suggerimento di come stare in fila in Italia. Prima regola: quando si entra in un negozio, guardare sempre chi entra dopo di voi. In questo modo saprete sicuramente chi non deve essere servito prima di voi. Seconda regola: attenzione alle signore che si fingono distratte. Spesso il farsi vedere con la testa nelle nuvole è solo un trucco. Terza: non distrarsi mai a parlare con un altro cliente. La persona dietro di voi potrebbe approfittarsene e saltare avanti in un lampo [12]. Quarta: essere subito pronti a dire quello che si vuole. Ogni vostra indecisione potrebbe essere usata dagli esperti "saltatori di fila". Naturalmente ho usato un po' di ironia per descrivervi una brutta abitudine italiana, ma quello che vi posso consigliare è di non arrabbiarvi e godervi lo spettacolo delle persone che puntualmente si arrabbiano e discutono.
 
***

Bene anche oggi siamo arrivati al momento della rubrica le regioni d'Italia. La settimana scorsa vi avevo parlato della fantasia e dell'originalità dei napoletani. Purtroppo questa fantasia la usano anche per inventare nuovi metodi per imbrogliare i turisti. Per esempio è noto a molti il trucco del bambino per portare via le valigie al turista. Un bambino corre e fa finta di cadere proprio davanti al turista, il quale, per istinto, lascia le valigie e si abbassa a consolare il bambino che piange. Nel frattempo un complice arriva e porta via le valigie. Anche io una volta sono stata imbrogliata a Napoli. Ero incinta e faceva moltissimo caldo. Dovevamo andare dal porto dei traghetti alla stazione dei treni, ma avevamo anche il nostro cane con noi. Abbiamo incominciato a cercare un taxi, ma nessuno voleva a bordo il nostro cane. Un taxista, apparentemente gentile, ci ha detto che per lui non c'erano problemi e ha quindi accettato di portarci alla stazione. Come sempre faccio a Napoli ho concordato il prezzo prima di salire. Questo è molto importante perché altrimenti potreste avere delle brutte sorprese. Dopo qualche minuto che eravamo sul taxi, il taxista ha incominciato a grattarsi [13] la testa e le braccia, senza dire niente. Poi lo faceva sempre in maniera più evidente. Io allora gli ho chiesto: "Tutto bene? Si sente bene?", e lui: "Mmm, ma, veramente non mi sento tanto bene. Sono allergico ai cani e adesso vi dovrò chiedere dei soldi per poter pulire la macchina dai peli del cane." Non ci potevo credere. Voleva rubarci dei soldi. Io sono stata molto decisa e ho detto che gli avrei pagato solo la somma stabilita all'inizio del viaggio. Il taxista non voleva cedere [14]. Ha iniziato un finto attacco d'asma. Si vedeva che non era vero. Io non ne potevo più. Finalmente siamo scesi e lui ci ha detto che dovevano ripagarlo per i disturbi causati dal nostro cane. Io non ho accettato e ho preso le valigie e il cane e ci siamo allontanati. Il taxista urlava che eravamo noi i ladri e tutti ci guardavano. Quando è successo ero molto arrabbiata, ma adesso quando ci ripenso mi viene da ridere. Quindi se andate a Napoli aprite bene gli occhi e state molto attenti.

***

Bene cari ascoltatori e care ascoltatrici anche per oggi siamo arrivati alla fine di questa puntata di profumo d'Italia. Io come al solito vi invito a scrivermi sul sito all'indirizzo www.podclub.ch. Vi aspetto numerosi fra due settimane quando parleremo di parco giochi e vi presenterò una nuova città italiana. Ciao e a presto.




[1] condozione atmosferica: stato del tempo: pioggia, neve, sole, vento
[2] unirsi: dal verbo unire; in questo contesto vuole dire andare insieme al gruppo
[3] asilo: scuola per i bambini dai tre ai sei anni d'età
[4] margine: zona che precede l'inizio del bosco
[5] incrocio: punto in cui si uniscono due o più strade
[6] a suo agio: tranquilla, dimostrando di sapere esattamente dove andare
[7] seghetto: piccola sega, usata per tagliare il legno
[8] sorveglianza: controllo
[9] alunni: sinonimo di studenti, usato per la scuola elementare, media e superiore
[10] le file: linea di persone che aspettano il loro turno per essere servite
[11] furbi: aggettivo che indica una persone che crede di poter avere la meglio, caratteristica principale della volpe
[12] in un lampo: velocemente
[13] grattarsi: verbo che indica l'azione di sfregare la mano su un'altra parte del corpo che in quel momento prude
[14] cedere: lasciare

KOMMENTARE ANZEIGEN  

Stefano 04-05-2010 15:03
Grazie per il consiglio su Napoli. Spero che non saremo derubati. Fortunatamenta non abbiamo un cane!